La più bella del mondo

10.01.2018

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione". Queste le parole di Pietro Calamandrei nel discorso ai giovani tenuto a Milano il 26 gennaio 1955. Parole forti per ricordare il crudele passato che ha permesso di scrivere il presente.

Dopo sei anni dall'inizio della seconda guerra mondiale e venti anni dall'inizio della dittatura, il 2 giugno 1946, si svolsero contemporaneamente il referendum istituzionale e l'elezione dell'Assemblea Costituente. L'Assemblea Costituente era composta da 75 membri appartenenti ai diversi schieramenti politici: Democrazia Cristiana, Partito socialista, Partito comunista, coalizione Unione Democratica Nazionale, il Partito repubblicano, e il Partito d'Azione. Uomini e donne dagli ideali diversissimi ma uniti da un unico scopo: dare una Costituzione al neo Stato repubblicano, nato dalla scelta coraggiosa, dato che al tempo questa forma di governo non andava molto di moda, di un popolo che aveva detto sì ad uno stato che appartenesse a tutti (Res =cosa, publica = di tutti). Uomini appartenenti a tutti gli schieramenti politici, divisi su tutto eccetto che nell'ideale di scrivere le regole che ci hanno illuminati e difesi.

La Costituzione italiana, scritta dai padri costituenti venne approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola; il 27 dicembre seguente, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, dello stesso giorno, ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali. Così De Nicola la presentò nelle vesti di capo provvisorio dello Stato nella seduta del 15 luglio 1946: "La Costituzione della Repubblica Italiana [...] sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria - attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale - dovrà in seguito svolgere e disciplinare".

Scritta in un linguaggio semplice e chiaro la Costituzione esalta il primato dell'individuo e lo protegge. Non si basa sul privilegio, ma sul contributo che ciascuno può portare. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti della Costituzione, parole prudenti ed opportune affinché ciò che è accaduto con i totalitarismi non possa più succedere, non bisogna dimenticare che Hitler è arrivato al poter con le elezioni. La Libertà vuole e impone che si vigili sempre. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Questo articolo libera dell'obbligo di avere paura. La persona prima di tutto. Non deve più accadere che le persone siano disprezzate, non a noi, non più.

Non si può essere uguali perché siamo diversi, ma possiamo e dobbiamo esserlo per dignità sociale e davanti alla legge. Politicamente siamo sacri in quanto semplicemente persone, uomini e donne perché la grandezza di una nazione si misura dallo stato delle donne: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Con la disoccupazione si è infelici perché si perde se stessi e la propria dignità. La Costituzione vuole che ciascuno concorra al progresso materiale e spirituale e dia senso e forma alla propria vita.

18 mesi, 556 parlamentari di tutti i partiti politici hanno dato vita alla Costituzione che non vieta, come la legge, ma invoglia, invita, spinge, ed è positiva in tutto. Garantisce oggi come ieri la libertà dell'uomo anche in nome dei ragazzi di venti e trent' anni morti per darci la possibilità di votare, di scegliere e per restituire dignità all'Italia. Anche per questo dobbiamo amarla e per farlo abbiamo il dovere di esprimere il nostro voto, l'unico strumento per dire ciò che vogliamo.

Marta Galofaro