ARTE

10.01.2018

I COLORI NELL'ANIMA

Le tele di Mario Amico sono i suoi occhi, sono la sua anima filtrata dai colori. Poche pennellate di colori per la maggior parte vivaci e che non sempre coprono tutta la tela esprimono il suo essere. Particolarmente dotato per il disegno sin da ragazzo Amico, non ha coltivato la sua passione quando svolgeva la sua vita di padre, marito, lavoratore, ma questa dote è emersa in modo naturale in quella che egli stesso ha definito "la morte da vivo", quando lucidissimo si è ritrovato a non essere più padrone del suo corpo e a perderne le più elementari funzioni, rendendo difficili e, col passare del tempo impossibili, anche i più semplici gesti come il saluto, due chiacchiere con un amico, una carezza alle figlie, un bacio alla moglie, colonna instancabile che gli è sempre stata vicina in questi anni difficili. Sin dalla preistoria l'uomo ha sentito l'esigenza di comunicare, di lasciare messaggi. Questa necessità è insita nella sua natura, l'arte astratta crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva, non imita la realtà concreta in cui viviamo. Non rappresenta la verità, ma una verità: quella dell'artista e le molteplici verità di chi osserva l'opera dandone un'interpretazione. Nonostante non possa essere arbitro della tecnica il risultato sulla tela è notevole perché la forza, la necessità e la volontà di esprimere superano le difficoltà materiali. Va rilevata una coerenza nel tratto che rende le opere di Amico facilmente riconoscibili. È possibile perdersi nel ricordo primaverile di un campo di papaveri o in una passeggiata nella natura quando ormai è autunno. A volte i ricordi della memoria non sono ben delineati e così labirinti di pensieri affollano la mente e ricoprono l'intera tela. Si resta in trappola, a volte in catene: impossibile la fuga. Se Oscar Wilde ha scritto "esistono due modi per non apprezzare l'Arte. Il primo consiste nel non apprezzarla. Il secondo nell'apprezzarla con razionalità", George Bernard Show ha affermato "si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l'arte per guardarsi l'anima".

Marta Galofaro