Morgantina rivive tra mito e storia

16.12.2017

Xenos in greco ha diversi significati: ospite, straniero, amico. Ogni eroe, nel suo nostos, viaggio di ritorno in patria dopo la guerra di Troia è stato xenos, prima di approdare nella propria terra. Il nostos èil sofferto e avventuroso ritorno, dettato dal desiderio di ricongiungimento, è ardore di conoscenza, allusivo percorso alla ricerca del proprio io, metafora della vita, antico romanzo di formazione ante litteram.

Xenia è il rapporto di ospitalità nel mondo greco antico, considerato sacro anche perché dietro ogni straniero poteva celarsi una divinità. Prevedeva il rispetto del padrone di casa verso l'ospite e viceversa. Tanti gli esempi di ospitalità nella letteratura greca. Tra i più celebri nell'Iliade quello di Paride che, ospite di Menelao, infrange la xenia seducendo Elena, la moglie del padrone di casa, portandola con sé a Troia. Due eroi, Glauco e Diomede, invece, non si affrontano in duello perché dichiarando la propria identità, scoprono che i loro avi sono stati congiunti dal vincolo dell'ospitalità. Si scambiano le armi, segno che la xenia è più forte del dovere sul campo di battaglia. Odisseo, l'eroe del nostos per eccellenza, nel suo lungo peregrinare prima del ritorno ad Itaca, viene accolto nel rispetto dell'ospitalità da Calipso, Circe, Nausicaa, anche se naufrago dall'aspetto repellente, da Alcinoo e dal pastore Eumeo, quando vestiva le sembianze di mendicante dategli da Atena. A calpestare sacrileghi la xenia sono i proci che, approfittando della lontananza del re di Itaca, bivaccano e spadroneggiano arroganti nella sua casa. Quello dell'ospitalità e dell'accoglienza è un tema attuale e ha interessato anche l'Archeoclub di Aidone, diretto dalla Prof.ssa A. Mirabella. Il sito archeologico di Morgantina, città famosa per la dea, protagonista del libro di E. Sarli, La dea di Morgantina. Il ritorno della madre terra (Bonfirrao Editore, 2015), è suggestiva scenografia per drammatizzazioni ispirate al patrimonio culturale classico. Si tratta della manifestazione Tra mito e storia... Morgantina rivive. Il tema conduttore di quest' anno è Echi nostalgici. Sono stati riproposti i fatti più salienti dell'Odissea e il punto di vista delle donne lasciate per la guerra. Straziate dal dolore per la perdita o la lontananza dagli affetti più cari, le Heroides di Ovidio, abbandonate o tradite, scrivono il loro amore o la loro rabbia in lettere a mariti e innamorati. Particolare interesse merita la piéce all'Ekklesiasterion, scritta ad hoc da Silvio Raffiotta, che si svolge nel teatro ellenistico dell'antica città, la cui storia è descritta nel testo di A. Sposito Morgantina Il teatro ellenistico. Storia e restauri, edito da L'Erma di Bretschneider, nel 2011.Il frammento teatrale fa rivivere i dialoghi accorati e accesi dell'ekklesía greca; l'assemblea deve deliberare sul futuro della città, scegliendo se accogliere o meno delle comunità che, dopo la conquista romana del proprio territorio, cercano accoglienza e protezione. Molti li considerano barbari, non greci, poiché comprendono la lingua ma non sono in grado di parlarla, inoltre le leggi di Morgantina non ne consentirebbero l'accoglienza. Il capo della delegazione straniera spiega che la sua comunità si accontenterebbe delle terre più sterili, di un quartiere periferico da abitare e di un piccolo tempio per adorare i loro dei che hanno solo nomi diversi da quelli della città. I Morgeti hanno paura: i loro antenati divennero un'unica cosa con i Siculi che al loro arrivo nell'isola non li respinsero, si fusero con essi perdendo così la loro identità di greci. L'assemblea cede alle parole del saggio Nicia: le leggi debbano cedere il posto al buon senso e all'umanità nei confronti di chi ha bisogno.

Il tragediografo Eschilo ne Le supplici mette in scena la difficile decisione della città di fronte alla richiesta di asilo da parte di chi fugge guerre, fame, violenze. Oggi, come duemila e cinquecento anni fa, la storia si ripete. E la città di Argo, dove le supplici approdano dopo aver affrontato il mare oggi potrebbe essere Lampedusa, Augusta, Pozzallo... La voce delle supplici la stessa dei profughi che fuggono guerre, fame, sopraffazioni, affrontando tempeste e soprusi alla ricerca di rispetto e integrazione. Il mare assiste silente ancora una volta, unisce e rende attuali storie senza età. Oggi proviamo le stesse perplessità, incertezze e paure dei Morgeti, siamo chiamati a porci le stesse domande davanti al mare nostrum testimone di vita e di morte. Ma sempre più spesso la paura del diverso da noi fa prevalere sentimenti xenofobi e invita ad alzare muri e barriere.

La reciprocità dell'ospitalità non è un contratto, non c'è equivalenza fra dare e ricevere. Accogliere oggi non garantisce ospitalità domani. Un'intelligenza collettiva deve custodire la fragile xenia, in "un tempo in cui nuove emergenze e nuove esigenze chiedono di essere risolte sulla base di nuovi principi, che possono apparire sconvolgenti ma sono irrinunciabili nel cammino della civiltà".

"Non dimenticare l'ospitalità; alcuni hanno accolto gli angeli senza saperlo".

Marta Galofaro